Standing On The Edge
Looking for a way to survive, I only realize I'm standing on the edge.
domenica 5 febbraio 2012
giovedì 19 maggio 2011
Questo tempo, altri tempi
C’era un tempo, in cui non esisteva un tempo.
O almeno, non pensavo ai diversi tempi che avrei potuto passare.
In quei tempi giocavo con le Micro Machines e disegnavo le facciotte di Lupin e Paperino e Topolino. Scrivevo storie a fumetti e le dipingevo con gli acquarelli, mangiavo tanta Nutella e Fonzies, e bevevo latte al Nesquik coi biscotti Oro Saiwa. In autostrada giocavo al gioco delle targhe e dei modelli delle macchine: non vedevo l’ora di guidare, e di esplorare quell’Italia verde e mediterranea che si staglia a sud di Padova.
Non c’erano ancora i videogiochi a distrarmi, e non mi piaceva nessuno sport: detestavo andare in piscina, perché in acqua mi piaceva solo sguazzare ed essere libero. Il calcio mi faceva schifo perché era uno sport di squadra, e lo concepivo in maniera prettamente artistica, poiché io con la palla pennellavo tiri all’incrocio dei pali, non pensavo a strategie o a giochi di squadra. Mancavo di grinta, diceva mio padre, ma io me ne fottevo altamente di questi suoi commenti: lui avrebbe solo dovuto capire che non stavo facendo ciò che mi interessava.
E se a un bambino piace solo disegnare e mangiare i gelati al cioccolato, o lo indirizzi verso i suoi interessi e gli fai tenere i capelli ricci e boccolosi invece di tagliarglieli, o lo affossi per sempre e lo rendi insicuro ed introverso.
In quei tempi, ero solo e mammone. Non ci sono altri aggettivi per descrivere quei tempi.
In altri tempi, ripensi tanto agli altri tempi.
Ma quali tempi? Esiste più di un tempo?
E se il mio tempo fosse adesso, e solo adesso, così come il tempo di ognuno è sempre adesso?
E adesso mi sento così:
Ti vorrei qui, ma non solo per coccolarti. Ti vorrei qui per raccontarmi, per sentire i tuoi racconti, per condividerci, per ammettere e superare le nostre paure, in una parola per amarci…
O almeno, non pensavo ai diversi tempi che avrei potuto passare.
In quei tempi giocavo con le Micro Machines e disegnavo le facciotte di Lupin e Paperino e Topolino. Scrivevo storie a fumetti e le dipingevo con gli acquarelli, mangiavo tanta Nutella e Fonzies, e bevevo latte al Nesquik coi biscotti Oro Saiwa. In autostrada giocavo al gioco delle targhe e dei modelli delle macchine: non vedevo l’ora di guidare, e di esplorare quell’Italia verde e mediterranea che si staglia a sud di Padova.
Non c’erano ancora i videogiochi a distrarmi, e non mi piaceva nessuno sport: detestavo andare in piscina, perché in acqua mi piaceva solo sguazzare ed essere libero. Il calcio mi faceva schifo perché era uno sport di squadra, e lo concepivo in maniera prettamente artistica, poiché io con la palla pennellavo tiri all’incrocio dei pali, non pensavo a strategie o a giochi di squadra. Mancavo di grinta, diceva mio padre, ma io me ne fottevo altamente di questi suoi commenti: lui avrebbe solo dovuto capire che non stavo facendo ciò che mi interessava.
E se a un bambino piace solo disegnare e mangiare i gelati al cioccolato, o lo indirizzi verso i suoi interessi e gli fai tenere i capelli ricci e boccolosi invece di tagliarglieli, o lo affossi per sempre e lo rendi insicuro ed introverso.
In quei tempi, ero solo e mammone. Non ci sono altri aggettivi per descrivere quei tempi.
In altri tempi, ripensi tanto agli altri tempi.
Ma quali tempi? Esiste più di un tempo?
E se il mio tempo fosse adesso, e solo adesso, così come il tempo di ognuno è sempre adesso?
E adesso mi sento così:
Ti vorrei qui, ma non solo per coccolarti. Ti vorrei qui per raccontarmi, per sentire i tuoi racconti, per condividerci, per ammettere e superare le nostre paure, in una parola per amarci…
giovedì 5 maggio 2011
Il senso delle cose.
Chiedersi il senso delle cose non serve a niente.
Il senso delle cose non è racchiuso dentro la meditazione mentale notturna. Non è lo scavare a fondo e andare sempre più giù per arrivare dove non è possibile arrivare.
Il senso delle cose è racchiuso dentro un brano musicale che ti lascia la pelle d'oca, dentro la contemplazione di un giro d'accordi che ti passa un amico per trovarci la linea vocale e arrivare una completezza armoniosa di un arte inarrivabile quale è la musica.
Il senso delle cose è dentro due sorrisi che si guardano e sono riconoscenti tra loro, è dentro un bacio che duri qualche minuto con la tua amante.
Il senso delle cose è lo sguardo vivace di un amico quando fai un brindisi con lui.
Il senso delle cose non è chiedersi come sono le cose: perché le cose sono, e basta.
Il senso delle cose non è racchiuso dentro la meditazione mentale notturna. Non è lo scavare a fondo e andare sempre più giù per arrivare dove non è possibile arrivare.
Il senso delle cose è racchiuso dentro un brano musicale che ti lascia la pelle d'oca, dentro la contemplazione di un giro d'accordi che ti passa un amico per trovarci la linea vocale e arrivare una completezza armoniosa di un arte inarrivabile quale è la musica.
Il senso delle cose è dentro due sorrisi che si guardano e sono riconoscenti tra loro, è dentro un bacio che duri qualche minuto con la tua amante.
Il senso delle cose è lo sguardo vivace di un amico quando fai un brindisi con lui.
Il senso delle cose non è chiedersi come sono le cose: perché le cose sono, e basta.
giovedì 21 aprile 2011
L'impossibilità (o importanza?) di essere genuini
L'ingenuità ci appartiene perché molti di noi hanno una spinta innata verso la genuinità. Ci fidiamo delle persone, facciamo loro favori; ci aspettiamo qualcosa in cambio. L'uno, pensavo, ha senso soltanto se è in relazione con l'altro, e l'altro ha senso perché c'è l'uno. E' così che si determina l'autocoscienza degli individui.
Ma di che autocoscienza stiamo parlando, se viviamo in una società costellata da amebi incapaci di comunicare tra loro? Abbiamo perso il senso del puro, del sincero, del dire le cose come stanno. La genuinità si è tradotta in amaro menefreghismo.
Ma il menefreghismo non fa vivere l'anima delle cose; la incenerisce.
E quando tutto sarà ridotto a cenere, cosa ce ne faremo delle nostre spinte innate, dei nostri orgogli, delle nostre verità? Cosa ce ne faremo dello stesso nostro egoismo?
Non voglio cadere nella reazione tipica di chi subisce una delusione di questo tipo: non voglio smettere di fidarmi anch'io. Non voglio smettere di essere sincero anch'io. Non voglio diventare menefreghista anch'io. Una maschera, in questo mondo, non riesco a mettermela addosso. Non avrò personalità, molti potranno dirmi.
Già. Avete ragione. Perché non sono una persona: sono un uomo.
Ma di che autocoscienza stiamo parlando, se viviamo in una società costellata da amebi incapaci di comunicare tra loro? Abbiamo perso il senso del puro, del sincero, del dire le cose come stanno. La genuinità si è tradotta in amaro menefreghismo.
Ma il menefreghismo non fa vivere l'anima delle cose; la incenerisce.
E quando tutto sarà ridotto a cenere, cosa ce ne faremo delle nostre spinte innate, dei nostri orgogli, delle nostre verità? Cosa ce ne faremo dello stesso nostro egoismo?
Non voglio cadere nella reazione tipica di chi subisce una delusione di questo tipo: non voglio smettere di fidarmi anch'io. Non voglio smettere di essere sincero anch'io. Non voglio diventare menefreghista anch'io. Una maschera, in questo mondo, non riesco a mettermela addosso. Non avrò personalità, molti potranno dirmi.
Già. Avete ragione. Perché non sono una persona: sono un uomo.
martedì 19 aprile 2011
La strana potenza degli oggetti
Ogni uomo ha ancora in sé l'arcaica attrazione per i feticci, per qualche oggetto che ci protegge, che ci devia, che ci indica la strada. Un oggetto particolare, per ognuno di noi, rappresenta qualcosa. Un oggetto, più che un'entità materiale, è prima di tutto una proiezione inconscia. Altrimenti, nella sua materialità, l'oggetto non avrebbe senso.
Così ci sono certi eventi e casi e persone della vita oltre cui non riesco andare: e gli oggetti in loro ricordo sono ancora lì, da qualche parte della mia stanza, forse alcuni li porto con me ogni giorno senza rendermene conto; alcuni non so dove siano finiti, ma so che ci sono ancora. Basta cercarli: materialmente, sì, ma prima ancora nella propria anima.
Con LEI, il fato mi ha condannato a uno strano destino. Ogni oggetto che mi dà, o che la rappresenta, mi capita di perderlo. E quindi mi dispero. Mi intristisco ed atterrisco per qualche minuto. Poi scatta la forza di volontà: quell'oggetto devo ritrovarlo. So che c'è, ne sento la presenza. E lo trovo.
Perché sapevo che c'era.
Come sapevo, e so, che c'è anche LEI.
Così ci sono certi eventi e casi e persone della vita oltre cui non riesco andare: e gli oggetti in loro ricordo sono ancora lì, da qualche parte della mia stanza, forse alcuni li porto con me ogni giorno senza rendermene conto; alcuni non so dove siano finiti, ma so che ci sono ancora. Basta cercarli: materialmente, sì, ma prima ancora nella propria anima.
Con LEI, il fato mi ha condannato a uno strano destino. Ogni oggetto che mi dà, o che la rappresenta, mi capita di perderlo. E quindi mi dispero. Mi intristisco ed atterrisco per qualche minuto. Poi scatta la forza di volontà: quell'oggetto devo ritrovarlo. So che c'è, ne sento la presenza. E lo trovo.
Perché sapevo che c'era.
Come sapevo, e so, che c'è anche LEI.
venerdì 8 aprile 2011
Percorsi diversi per la stessa meta
A volte, tra i mille impegni quotidiani, capita che un pensiero mi capiti per la testa. Un pensiero sotto forma di domanda. "Ma sei consapevole di quello che stai facendo?" A volte sembra di andare avanti semplicemente svolgendo con meccanicità ciò che ormai ti sei abituato a fare: studiare quello che ti è capitato, lavorare nel modo che ti hanno insegnato. Ma io, in tutto questo, ci sono? Qual era la strada che volevo perseguire, una volta? E non mi ero detto che se avessi dovuto seguire una strada "b", nel frattempo avrei comunque dovuto permettere di respirare al piano "a"? Ma perché devono esserci delle strade prioritarie e altre secondarie, se la strada che segui è una sola?
Forse la meta è sempre la stessa, ma i percorsi da seguire sono diversi. L'importante è non imboccare vicoli ciechi.
Forse la meta è sempre la stessa, ma i percorsi da seguire sono diversi. L'importante è non imboccare vicoli ciechi.
venerdì 14 gennaio 2011
Sento grigio, ma vedo mille colori.
Assurdo. Vedo solo l'assurdo. L'assurdo delle cose.
Chiudo gli occhi, steso sul letto, provo a rilassare i muscoli.
Sento grigio. Ma vedo mille colori. Dove sono nascosti?
Apro il browser di internet, giro su qualche pagina a caso. Chiudo il browser.
Alzo la tapparella, esco in terrazzo, mi accendo una Winston Blue al freddo umido.
Mi siedo sulla tavoletta del water. Prendo distrattamente in mano un libro posato lì a fianco.
Ma dentro la tua testa, qualche pensiero, c'è? Solo assurdo.
Rientro in camera, il freddo penetra le ossa, è pungente. Entra nelle tenebre del mio inconscio. Lo nebulizza, lo infuoca, lo fonde, lo annulla. Solo freddo.
Le pareti sono spine che folgorano la mia pelle. Il mio cervello è compresso.
Ma, che colore vedi?
Sento grigio.
Ma, che colore senti?
Vedo mille colori.
Chiudo gli occhi, steso sul letto, provo a rilassare i muscoli.
Sento grigio. Ma vedo mille colori. Dove sono nascosti?
Apro il browser di internet, giro su qualche pagina a caso. Chiudo il browser.
Alzo la tapparella, esco in terrazzo, mi accendo una Winston Blue al freddo umido.
Mi siedo sulla tavoletta del water. Prendo distrattamente in mano un libro posato lì a fianco.
Ma dentro la tua testa, qualche pensiero, c'è? Solo assurdo.
Rientro in camera, il freddo penetra le ossa, è pungente. Entra nelle tenebre del mio inconscio. Lo nebulizza, lo infuoca, lo fonde, lo annulla. Solo freddo.
Le pareti sono spine che folgorano la mia pelle. Il mio cervello è compresso.
Ma, che colore vedi?
Sento grigio.
Ma, che colore senti?
Vedo mille colori.
lunedì 22 novembre 2010
It's ok
It's ok... it's ok
you don't have to run and hide away.
It's ok... it's ok
you know I love you anyway.
It's ok... it's ok.
This is my chance, this is my life
this is my hope in an alleyway
this is my chance, this is my voice
there may be no more tomorrow.
This is my plea
this is my need
and my time of standing free.
This is my step
this is my day
and the world is never the same.
It's ok... it's ok
You know I love you anyway.
It's ok... it's ok
you don't have to run and hide away.
It's ok...
[Dead Moon, covered by Pearl Jam on 22-06-2006 @ Gorge, WA, USA]
you don't have to run and hide away.
It's ok... it's ok
you know I love you anyway.
It's ok... it's ok.
This is my chance, this is my life
this is my hope in an alleyway
this is my chance, this is my voice
there may be no more tomorrow.
This is my plea
this is my need
and my time of standing free.
This is my step
this is my day
and the world is never the same.
It's ok... it's ok
You know I love you anyway.
It's ok... it's ok
you don't have to run and hide away.
It's ok...
[Dead Moon, covered by Pearl Jam on 22-06-2006 @ Gorge, WA, USA]
domenica 24 ottobre 2010
Speranza
"La bellezza è nella singolarità straordinaria dell'uomo, è nello sguardo dei bambini, nella vita che vuole essere tutelata e non mercificata. Ci battiamo per un mondo nuovo, per far vivere la speranza."
Nichi Vendola, 24 ottobre 2010
Nichi Vendola, 24 ottobre 2010
giovedì 21 ottobre 2010
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