Gli spettri del Natale si avvicinano, a rimarcarne il ricordo si son messi di mezzo anche venti centimentri di neve e delle temperature scandinave. Passo il weekend chiuso nel gelo della mia cameretta, tanti pensieri in testa, nessuna azione pratica, tante puntate di telefilm, apro la porta-finestra che dà sul terrazzo in via Facciolati e davanti a me un ospedale. Gli spettri del Natale sono proprio davanti a me. Non so cosa fare per fuggirne, per fortuna che almeno possiedo una macchinina con le gomme termiche che è capace di portarmi in luoghi di meditazione familiari ma bianchi, i miei Colli sono diversi, mi mettono ansia, ma allo stesso tempo mi fanno sentire meglio.
I notiziari parlano solo del maltempo e di Berlusconi, mi sono sinceramente rotto i coglioni, quindi mi rinchiudo sempre di più nei telefilm. Tutti intorno a me studiano o cercano di mandare avanti attività commerciali che sono bloccate dalla neve e dal gelo: tutto è fermo, immobile, una stasi. L'unica cosa che si muove è lo shopping natalizio, che porterà tutti quanti ad avere finte emozioni in dei giorni finti, coperti da questa finta coltre di bianco, questo finto gelo che ci fa capire che la nostra condizione è critica, forse, ma tanto tutto finirà, le temperature si alzeranno in nottata, Berlusconi guarirà, una volta finita questa parentesi agrodolce di bianco potremo tornare leggiadri al macello.
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