Martedì quattordici aprile, munito di una valigia piena di vestiti per sei mesi, il mio immancabile pc e uno zaino pieno di romanzi, parto in una Panda nera del 1989 insieme ai due fedeli Sergio e Maria: destinazione l'Eis Café Venezia di Tauberbischofsheim, nel Baden-Wutternberg, in Germania. L'intenzione è appunto quella di rimanerci sei mesi, a lavorare in suddetta gelateria, e a prendere milleduecento euro al mese, ovvero in tutto settemiladuecento: uau, oro!
Partiamo di notte, la Panda senza l'antirombo si affanna per le Alpi, in qualche modo passa il Brennero, incontra piogge e acquazzoni, in qualche modo passa il Tirolo e successivamente la Baviera: verso mezzogiorno arriva a destinazione, insieme a tre sconvolti esseri umani, uno in particolare, che caga a spruzzo in tutte le stazioni di servizio della Baviera (anche qualche prato!), che partivano da Este la sera prima.
Le condizioni lasciate in Italia sono troppo precarie, troppo instabili: tutto è irrisolto, tutto è lasciato lì, forse a marcire, anche ciò che di poco rimaneva di buono. Sergio e Maria se ne vanno, tra promesse di rivedersi a settembre certamente, nel pomeriggio di mercoledì. Ho modo di ambientarmi nella gelateria, di capire cosa devo fare, e soprattutto di conoscere i due pessimi proprietari di quella merda di gelateria del cazzo. La prima notte piango come un disperato: non mi capitava da tre anni. Non riesco ad ammettermi di aver lasciato Maria, di non poter più sentirmi dire le verità di Sergio, di non poter più sognare insieme a lui.
Così per i primi giorni provo a concentrarmi sul lavoro. Faccio di tutto, mi esaurisco, devo fare una buona impressione per i primi giorni di prova. La prima mattina chiedo alla signora se posso bermi un caffè o fumarmi una sigaretta, insomma avere due minuti di pausa ogni tanto: è un modo per testare quanto sono flessibili. Mentre avanzo tali proposte, arriva il padrone, Luciano, e mi dice di farmi le valigie e di tornare in Italia. Il mio spaesamento diventa totale non-appartenenza. Faccio di tutto per inserirmi, nei cinque giorni seguenti, ma proprio non ci sono con la testa. Mio padre mi chiama ogni sera: mi dice che può essere un'esperienza come per lui è stata quella del militare, e che alla fine mi sarebbe valsa settemila euro, mica merda. Ma sono quattordici ore al giorno di lavoro, con mezz'ora di pausa a pranzo e mezz'ora a cena. In una paesino di merda a trenta chilometri dalla città più vicina, Wuerzburg, che è già di per sé una città di merda. I proprietari mi trattano di merda: non si rendono conto che non mi lasciano lo spazio e la calma per imparare con calma il lavoro. Avevo già lavorato in gelateria, sì, ma era solo un chiosco dove porzionavi gelato a caso, quasi. Quindi mi serviva un po' di tempo per imparare.
Alla fine del quinto giorno pongo un aut-aut: o domani mi assumi, così ho anche una tutela legale, o me ne vado. Lui ha detto che non gli conveniva assumermi, che voleva tenermi lì in nero. Sono stato contento di partire la mattina successiva.
Quindi vado a Wuerzburg, dove c'è un mio vecchio amico in erasmus: passo la giornata in tale città, passeggio da solo per diverse ore, mi sento libero, anche se con la tachicardia. Chissà come mi aspetterà in Italia. Chissà quanti penseranno che sono un codardo: tanti. Chi se ne frega. Chissà se qualcuno mi capirà: pochi, come al solito. Per fortuna tra questi ci sono i due fedeli Sergio e Maria. Sto a Wuerzburg la notte, mi sbronzo in un pub dove le birre medie costano la metà rispetto all'Italia, di Wuerzburger Hofbrau, splendida. Mi guardo l'andata della semifinale dell'Inter. Il giorno dopo parto alle nove e mezza dalla Wuerzburg Hauptbanhof, passo per Nurnberg, per Munchen, e arrivo a Verona. Verona-Padova è un treno regionale di appena un'ora: mi dimentico di obliterare il biglietto. Una troia frustrata mi fa cento euro di multa. Evviva, sono proprio contento di essere tornato in Italia, in questa merda!
Ironia a parte, sono stato davvero contento di tornare nella mia merda, e avere finalmente la consapevolezza tangibile che se si sta di merda andare all'estero non aiuta, in nessun modo. Sono stato contento di tornare nella mia nazione di merda, nella mia città di merda, affrontare tutta questa merda, e studiare un modo per eliminare del tutto 'sta merda.
E adesso, come l'anno scorso, mi si può trovare nello stesso chiosco-gelateria in Prato della Valle.
Come al solito, standing on the edge.
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