giovedì 21 aprile 2011

L'impossibilità (o importanza?) di essere genuini

L'ingenuità ci appartiene perché molti di noi hanno una spinta innata verso la genuinità. Ci fidiamo delle persone, facciamo loro favori; ci aspettiamo qualcosa in cambio. L'uno, pensavo, ha senso soltanto se è in relazione con l'altro, e l'altro ha senso perché c'è l'uno. E' così che si determina l'autocoscienza degli individui.
Ma di che autocoscienza stiamo parlando, se viviamo in una società costellata da amebi incapaci di comunicare tra loro? Abbiamo perso il senso del puro, del sincero, del dire le cose come stanno. La genuinità si è tradotta in amaro menefreghismo.
Ma il menefreghismo non fa vivere l'anima delle cose; la incenerisce.
E quando tutto sarà ridotto a cenere, cosa ce ne faremo delle nostre spinte innate, dei nostri orgogli, delle nostre verità? Cosa ce ne faremo dello stesso nostro egoismo?
Non voglio cadere nella reazione tipica di chi subisce una delusione di questo tipo: non voglio smettere di fidarmi anch'io. Non voglio smettere di essere sincero anch'io. Non voglio diventare menefreghista anch'io. Una maschera, in questo mondo, non riesco a mettermela addosso. Non avrò personalità, molti potranno dirmi.
Già. Avete ragione. Perché non sono una persona: sono un uomo.

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